Il cristianesimo è, in un senso molto profondo, la fine di tutte le religioni. Nel racconto evangelico della donna samaritana al pozzo, Gesù lo disse chiaramente. «Signore, gli chiese la donna, vedo che sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio su questo monte; e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù rispose: «Donna, credimi, è giunta l’ora in cui né su questo monte, né a Gerusalemme, adorerete il Padre… Ma è giunta l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e in verità: perché così il Padre vuole essere adorato» (Gv 4,19-21.23).

La donna pose una domanda riguardo al culto, e in risposta Gesù cambiò l’intera prospettiva della questione. In nessun punto del Nuovo Testamento, infatti, il cristianesimo è presentato come un culto o una religione. La religione è necessaria là dove c’è un muro di separazione tra Dio e l’uomo. Ma Cristo, che è insieme Dio e uomo, ha abbattuto il muro tra l’uomo e Dio. Egli ha inaugurato una nuova vita, non una nuova religione.

Fu questa libertà della Chiesa primitiva dalla “religione” nel senso usuale, tradizionale di questa parola, che spinse i pagani ad accusare i cristiani di ateismo. I cristiani non avevano alcuna preoccupazione per una geografia sacra, non avevano templi, non avevano un culto che potesse essere riconosciuto come tale dalle generazioni che erano state allevate nelle solennità dei culti misterici. Non c’era alcuno specifico interesse religioso per i luoghi dove Gesù aveva vissuto. Non c’erano pellegrinaggi. La vecchia religione aveva i suoi mille luoghi sacri e i suoi templi: per i cristiani tutto questo era passato e sepolto… Il fatto che Cristo viene ed è presente era molto più significativo dei luoghi dove egli era stato.

La realtà storica di Cristo era naturalmente il fondamento indiscusso della primitiva fede cristiana: e tuttavia essi non tanto lo ricordavano, quanto sapevano che egli era con loro. E in lui era la fine della “religione”, perché egli stesso era la risposta ad ogni religione, ad ogni umana fame di Dio, perché in lui la vita che era stata perduta dall’uomo, e che poteva soltanto essere simboleggiata, significata, ricercata nella religione, era restituita all’uomo.

(Tratto da: Alexander Schmemann, “Il mondo come sacramento”, Queriniana, Brescia 1969, p. 18-19)

La fine di tutte le religioni ultima modifica: 2017-03-12T19:38:30+00:00 da Alberto Nicelli (Modesto)