Laici Page 1 of 2

«Ecco, ahimé, perché tutto il Cristianesimo sfuma in chiacchiere: si è tolto tutto il pericolo che esso porta in sé e lo si è ridotto a civetteria e a consolazione insulsa […] Se nell’esser cristiani non vi è ogni momento, come al principio, assolutamente il più grande pericolo umano possibile, il Cristianesimo è abolito.»

Søren Kierkegaard (1813 – 1855) – Diario

[Nell’immagine: martirio di S. Abibo di Edessa – Menologio di Basilio II, codice miniato bizantino, fine X sec.]

«Cristiani non si nasce, si diventa.»

Tertulliano (155 – 230, circa) – Apologetico (XVIII,5)

[Nell’immagine: affresco del monastero ortodosso di Zica, Serbia]

“C’è solo una via di salvezza, ed è quella di considerarsi responsabili per i peccati di tutti gli uomini. Non appena ti rendi responsabile in tutta sincerità per tutto e per tutti, vedrai subito che è davvero così, che sei davvero colpevole per tutti e per tutte le cose.”

F. Dostoevskij – I fratelli Karamazov

[Immagine:   Particolare del Trittico “Leggenda del Grande Inquisitore” (1985), di Ilya Glazunov.]

Nell’ufficio del mattino, la domenica, dopo la lettura dell’evangelo della risurrezione, si canta l’inno:
Noi che abbiamo contemplato la risurrezione di Cristo…”.
Simeone Nuovo Teologo [949 – 1022] osserva:
Come mai lo Spirito santo ci spinge ora a dire – come se l’avessimo veduta, mentre di certo non l’abbiamo veduta – “Noi che abbiamo contemplato la risurrezione di Cristo”, mentre il Cristo è risorto una volta sola mille anni fa e anche allora nessuno lo vide risorgere? Forse che la divina Scrittura vuol farci mentire? Niente affatto: ci esorta, al contrario, a dire la verità, ad affermare, cioè, che in ciascuno di noi fedeli si compie la risurrezione di Cristo.”
Così il cristiano pregusta la risurrezione non solo dopo la morte corporale, ma prima ancora che essa sopraggiunga.
Tratto da:  Il tempo liturgico –  di  Georghios Mantzaridis (in “Il tempo di Dio”, Asterios Editore)  

Se si penetra fino al cuore della spiritualità ortodossa, vi si trova anzitutto la sensazione viva dell’irruzione trionfante della vita eterna, della vittoria sulla morte, sull’inferno: è il soffio del messaggio evangelico portato dalla gioia pasquale.

Pavel Nikolaevič Evdokimov (1901 – 1970)

«ll dramma della divina Liturgia è grandioso: si svolge in pubblico, dinanzi agli occhi di tutti, e tuttavia segretamente.
Il fedele che vi assiste e che ne segue lo svolgimento con riverente zelo, rileva subito come il suo spirito ne sia attratto e la sua anima ne resti elevata, come i precetti divini divengano di facile adempimento e come il giogo di Cristo sia soave e il suo peso leggero. (…)
Tutti coloro che hanno assistito con raccoglimento alla divina Liturgia se ne tornano più umili, migliori e più caritatevoli nei rapporti con gli altri uomini, più sereni in ogni loro contegno. Per questo motivo, chiunque vuol fare dei progressi e divenire migliore, deve assistere con più frequenza alla divina Liturgia, seguendola attentamente: essa educa e forma impercettibilmente il cristiano. (…)
L’influsso della Liturgia può essere enorme e incommensurabile, specie se chi assiste si propone di mettere in pratica ciò che vi apprende. Essa è per tutti maestra di verità divine ed opera egualmente in tutti gli uomini, a qualsiasi levatura intellettuale o a qualsiasi condizione sociale essi appartengano. (…) A tutti rivela gli stessi insegnamenti, nel medesimo linguaggio: a tutti insegna l’amore, legame imprescindibile di ogni società, risorsa nascosta che fa muovere armoniosamente la vita dell’universo.
Ma se la Liturgia agisce così vigorosamente sui fedeli che vi assistono, tanto più essa ha un peso determinante sul sacerdote che la celebra: la pietà, il santo timore, la fede e l’amore, che hanno accompagnato il sacerdote nella celebrazione della Liturgia, rimangono per lui indelebili per tutto il giorno, ed egli resta puro come i vasi del tempio. Così quando egli compie il suo ministero pastorale tra i suoi parenti più intimi, tra i suoi amici o tra i suoi parrocchiani, che formano tutti la sua famiglia, è il Salvatore che si presenta sotto le sue sembianze, è lo stesso Cristo che opera per lui, nelle sue parole e nelle sue azioni. Sia egli impegnato a riconciliare dei nemici, sia che implori dal più forte misericordia per il debole, sia che raddolcisca colui che è amareggiato, sia che consoli chi è afflitto o che incoraggi chi è oppresso, sempre le sue parole acquistano la virtù dell’olio che guarisce, dovunque esse sono apportatrici di pace e d’amore.»
Nikolaj Vasil’evič Gogol’ (1809 – 1852) – scrittore e drammaturgo – Meditazioni sulla Divina Liturgia.

“Vivere senza Dio è un rompicapo e un tormento. L’uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa. Se l’uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti ad un idolo.”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821 – 1881)

“C’è un aspetto per il quale i matrimoni moderni falliscono quasi certamente: cercano di raggiungere uno scopo impossibile. Il desiderio di venerazione è profondo e insito nella natura umana, ma deve essere diretto a Dio. Avendo perso l’idea di Dio, molti uomini e donne iniziano la loro vita matrimoniale venerandosi l’un l’altro. E così arriva la disillusione. Nessun uomo può essere tutto per sua moglie e nessuna donna può essere tutto per il marito: solo il Dio infinito può essere tutto per l’uomo e per la donna che ha creato per Lui.”

Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936), scrittore britannico.

“Dio non guarderà in voi le medaglie, lauree o diplomi, ma le cicatrici.”

Elbert Hubbard

In tutte le prove ricerca la pazienza e non liberazione: se te la meriti presto ti giungerà.
Aleksandra Fëdorovna Romanova