Conoscenza

«Ho perso un bel po’ di tempo nell’andar dietro alle vanità; ho speso tutta la mia giovinezza in occupazioni inutili, in quanto mi ero buttato totalmente ad apprendere delle dottrine proprie di una sapienza che Dio aveva definito stoltezza.»

San Basilio Magno (329 – 378)

“Prega per comprendere”

Beato Agostino di Ippona (354 – 430) –  De doctrina christiana

Non ha il Cristo colui che lo ha solo sulla lingua, né ha il Cristo chi lo ha solo sulla carta, né lo ha chi lo tiene solo sul muro, né, infine, lo ha colui che lo tiene solo nel museo del passato. Lo ha veramente colui che lo ha nel cuore […]

Se il Cristo ti è nel cuore, egli ti è Dio. Se lo hai solo sulla lingua, o sulla carta o sul muro o nel museo del passato, sebbene tu lo chiami Dio, egli è per te un giocattolo. Sta’ attento allora, o uomo, poiché nessuno può giocare con Dio impunemente.

(S. Nikolaj Velimirović)

Chi ancora non ha raggiunto la conoscenza di Dio nell’amore, ha alta stima di ciò che egli compie di gradito a Dio. L’uomo che ha raggiunto la conoscenza nell’amore ripete nel cuore le parole del patriarca Abramo, quando gli apparve Dio: “Io sono polvere e cenere” (Gen. 18, 27).

(San Massimo il Confessore – Quattro centurie sull’amore – Filocalìa)

Per questo prima di tutto il conosci te stesso. Cioè conoscerti così come sei. Come sei in realtà, non come ritieni di essere. Con questa conoscenza diventi il più sapiente degli uomini. Con questa coscienza giungi all‘umiltà e ricevi grazia dal Signore. Ma se non acquisti la conoscenza di te, e conti solo sulla tua fatica, sappi che ti troverai sempre lontano dalla via. Infatti il Profeta non dice: Vedi, Signore, la mia fatica, ma ―Vedi — dice — la mia umiltà e la mia fatica. (Sal. 24,18). La fatica è per i corpo, l’umiltà per l’anime. Le due insieme, fatica e umiltà, (sono) per l‘uomo nella sua totalità. Chi ha potuto vincere il diavolo? Chi ha conosciuto la propria debolezza, le passioni e le mancanze che ha. Chi teme di conoscere se stesso, costui è lontano dalla conoscenza; costui non sa nient‘altro se non vedere solo difetti negli altri e giudicarli. Negli altri non vede carismi, ma solo mancanze; non vede in se stesso mancanze ma solo carismi. E questo è veramente il difetto di cui soffriamo noi uomini del ventesimo secolo, che non riconosciamo l’uno il carisma dell’altro, l’uno da solo è primo di molte cose, ma la moltitudine le ha tutte. Ciò che uno ha l’altro non lo ha. Se riconosciamo questo si genera molta umiltà.

* s. Josif l’esicasta (mn. aghiorita e professore del deserto – 1898/1959)

«Dio è per natura principio di vita e la sua essenza non può essere racchiusa in concetti umani. Concepire Dio partendo dalle nostre conoscenze significa non possedere la vita. Così facendo distogliamo gli sguardi dal vero Essere e li volgiamo a ciò che le conoscenze sensibili ci fanno cogliere erroneamente come essere. Il vero Essere è inaccessibile alla nostra conoscenza. Se quella Sostanza ch’è principio di ogni vita eccede le capacità della conoscenza, ne deriva che i nostri concetti non contengono affatto la vita. Ma ciò che non è vita neppure ha il potere di comunicare la vita. […]

Ci viene così insegnato che Dio è infinito per natura e non circoscritto da limite alcuno. Se si potesse racchiudere Dio in un concetto, sarebbe necessario considerare tutto ciò che non è compreso in quel concetto. Un’entità circoscritta è necessariamente delimitata dall’entità che la circoscrive, come avviene per gli uccelli e per i pesci che hanno l’aria o l’acqua come loro confine.

Se Dio fosse concepito limitato, dovrebbe essere contenuto in una entità diversa da lui, proprio come il pesce è ovunque circoscritto dall’acqua e l’uccello dall’aria.

Logicamente bisogna ammettere che l’elemento destinato a contenere è più grande della cosa contenuta. Tutti riconoscono che Dio è la Bellezza per essenza ed è quindi ben diverso dagli esseri che non possiedono la bellezza per natura.

Ora ciò che non appartiene al bello, si trova nell’ambito del male. Se il contenente, come si è detto, è più grande del contenuto, chi pensa a Dio come a una sostanza circoscritta da limiti, lo mette tra le realtà dominate dal male. Ma questo è assurdo. Dio, non può quindi essere racchiuso in una nozione intellettuale.

L’Essere la cui natura è senza limiti sfugge a ogni presa dell’intelligenza. Ogni desiderio rivolto verso questa Bellezza infinita ci spinge a salire continuamente verso la sua ricerca.

Vedere Dio realmente significa non trovare mai nessun appagamento al desiderio che abbiamo di lui. Il desiderio, prendendo le mosse da ciò che di Dio possiamo conoscere, viene a crescere sempre più.

Si scoprirà allora che non esiste un termine alla nostra ascesa verso Dio, perché la Bellezza per essenza non possiede limiti e il desiderio di essa non giungerà mai a sazietà.»

(Tratto dalla Vita di Mosé, di San Gregorio di Nissa. Nell’immagine: il Monte Sinai)

 

Chi non conosce la verità non può credere veracemente, perché per natura la conoscenza precede la fede. Infatti ciò che la Scrittura dice non è stato detto solo perché lo afferriamo intellettualmente, ma perché lo mettiamo in pratica.

(S. Esichio Presbitero – Filocalìa)