Cristianità

«Cristiani non si nasce, si diventa.»

Tertulliano (155 – 230, circa) – Apologetico (XVIII,5)

[Nell’immagine: affresco del monastero ortodosso di Zica, Serbia]

Il cristianesimo è, in un senso molto profondo, la fine di tutte le religioni. Nel racconto evangelico della donna samaritana al pozzo, Gesù lo disse chiaramente. «Signore, gli chiese la donna, vedo che sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio su questo monte; e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù rispose: «Donna, credimi, è giunta l’ora in cui né su questo monte, né a Gerusalemme, adorerete il Padre… Ma è giunta l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e in verità: perché così il Padre vuole essere adorato» (Gv 4,19-21.23).

La donna pose una domanda riguardo al culto, e in risposta Gesù cambiò l’intera prospettiva della questione. In nessun punto del Nuovo Testamento, infatti, il cristianesimo è presentato come un culto o una religione. La religione è necessaria là dove c’è un muro di separazione tra Dio e l’uomo. Ma Cristo, che è insieme Dio e uomo, ha abbattuto il muro tra l’uomo e Dio. Egli ha inaugurato una nuova vita, non una nuova religione.

Fu questa libertà della Chiesa primitiva dalla “religione” nel senso usuale, tradizionale di questa parola, che spinse i pagani ad accusare i cristiani di ateismo. I cristiani non avevano alcuna preoccupazione per una geografia sacra, non avevano templi, non avevano un culto che potesse essere riconosciuto come tale dalle generazioni che erano state allevate nelle solennità dei culti misterici. Non c’era alcuno specifico interesse religioso per i luoghi dove Gesù aveva vissuto. Non c’erano pellegrinaggi. La vecchia religione aveva i suoi mille luoghi sacri e i suoi templi: per i cristiani tutto questo era passato e sepolto… Il fatto che Cristo viene ed è presente era molto più significativo dei luoghi dove egli era stato.

La realtà storica di Cristo era naturalmente il fondamento indiscusso della primitiva fede cristiana: e tuttavia essi non tanto lo ricordavano, quanto sapevano che egli era con loro. E in lui era la fine della “religione”, perché egli stesso era la risposta ad ogni religione, ad ogni umana fame di Dio, perché in lui la vita che era stata perduta dall’uomo, e che poteva soltanto essere simboleggiata, significata, ricercata nella religione, era restituita all’uomo.

(Tratto da: Alexander Schmemann, “Il mondo come sacramento”, Queriniana, Brescia 1969, p. 18-19)

«Sono cristiano, confesso di esserne orgoglioso e di lottare con ogni mezzo per essere riconosciuto come tale»

San Giustino (100 – 162/168), filosofo e martire  – Apologia II

“Gli altri non possono sapere che hanno bisogno di Cristo, se non Lo vedono in noi. Non possono sapere che questo Cristo riempe i cuori e trasforma le vite, se non vedono in noi la trasformazione. Se siamo timorosi, arrabbiati, arroganti e freddi, il mondo non vedrà niente di degno da ricercare nella nostra Fede Cristiana.

Se gli altri non vedono in te un cuore che perdona, come sapranno che in Cristo c’è perdono? Se gli altri non vedono in te un cuore pieno di gioia, come faranno a sapere che hanno molto bisogno di quel Cristo che tu proclami come tuo Signore e Salvatore? Se vedono in te una persona che sempre critica e giudica, intollerante, infelice, in che modo saranno attratti dall’Ortodossia che tu proclami come la vera Fede?”

(Abate Tryphon, superiore del monastero del Salvatore a Vashon Island – WA )

Il vero Cristianesimo non è solo avere le giuste opinioni sul Cristianesimo: questo non è abbastanza per salvare la propria anima. San Tikhon di Zadonsk dice: “ Se qualcuno sostenesse che la vera fede consiste nell’abbracciare e confessare i corretti dogmi direbbe il vero, ma questa conoscenza e confessione da sola non fa di un uomo un cristiano vero e fedele. Nella vera fede in Cristo si trova sempre la confessione dei dogmi ortodossi, ma non sempre nella confessione dell’Ortodossia si trova la vera fede in Cristo. La conoscenza dei giusti dogmi è nella mente, ed essa spesso è sterile, arrogante e superba. La vera fede in Cristo è nel cuore, che è fecondo, umile, paziente, amorevole…”

(Padre Seraphim Rose)

Il paragone che vede nell’Occidente e nell’Oriente i due polmoni del mondo cristiano, che pur nella loro distinzione respirano la stessa aria dello Spirito, proviene dalla stessa Sede romana, ed è frequentemente usato come paradigma di apertura ecumenica. Forse la scelta della metafora biologica sarebbe stata fatta in modo diverso, se si fosse avuto sott’occhio lo stesso paragone fatto nel contesto ortodosso da San Teofane il Recluso nella sua omelia di Pentecoste del 1860. Ne riproduciamo il passo in questione, lasciando ai lettori ogni eventuale commento:

Ciò avviene perché in una parte dell’umanità gli organi della respirazione sono danneggiati, e un’altra pare, una parte ampia, non è neppure esposta all’influenza di questo soffio salutare. Perché la respirazione abbia il suo pieno effetto sul corpo, infatti, è necessario che tutti i condotti dei polmoni siano integri e privi di ostruzioni. Allo stesso modo, perché lo Spirito Divino manifesti il suo pieno effetto, è necessario che siano integri gli organi che Egli stesso ha stabilito per la propria acquisizione; vale a dire, i Divini Misteri e i riti religiosi dovrebbero essere preservati esattamente così come vennero stabiliti dai Santi Apostoli, guidati dallo Spirito di Dio. Laddove questi riti sono danneggiati, il soffio dello Spirito Divino non è pieno; di conseguenza, manca del pieno effetto. In questo modo tutti i misteri papisti [papistov nel testo originale] sono danneggiati, e molti riti religiosi salvifici sono pervertiti. Il Papato ha polmoni incrostati e infetti.

(Tratto da: 99 differenze tra l’Ortodossia e il Cattolicesimo Romano – www.ortodossiatorino.net – Nell’immagine la distribuzione geografica delle religioni: in rosso porpora l’area Ortodossa; in blu quella Cattolico-Romana; in viola quella Protestante; in verde quella Islamica; ecc.)