Fede

La Chiesa ortodossa pensa che nella rivelazione non esista progresso: i Santi Apostoli hanno ricevuto tutta la rivelazione, e tutta la comprensione della rivelazione, nella discesa dello Spirito Santo a Pentecoste. Pertanto, i dogmi emanati per combattere gli eretici non rappresentano per l’Ortodossia uno sviluppo nella rivelazione, né nella comprensione della rivelazione, ma solo l’espressione di una mediazione culturale funzionale alla lotta all’eresia (ripetizioni di ciò che è sempre stato creduto, e che è stato messo in questione, sfidato o deformato dalla mentalità di questo mondo). La Chiesa cattolica romana, invece, pensa che la rivelazione possa venire compresa in una crescita temporale, e che pertanto possano darsi dogmi che non solo esprimono una correzione di idee eretiche, ma che rappresentano una maggiore comprensione del deposito rivelato (ne sono un esempio i dogmi dell’Immacolata concezione e dell’Infallibilità papale).
Se l’Ortodossia pensa che vi possa essere crescita nella Chiesa, questa deve essere crescita nella santità, e non nella verità.
(Tratto dal documento: 99 differenze tra Ortodossia e Cattolicesimo romano, della Parrocchia S. Massimo di Torino: www.ortodossiatorino.net/)

Quando, nel pregare, nessuna esitazione ci ha ostacolato e neppure ci ha distolto, con qualche diffidenza, dalla fiducia posta nella nostra orazione, ma, al contrario, per come si è svolta, abbiamo avuto la sensazione d’aver ottenuto quanto chiedevamo, allora non dobbiamo avere dubbi che le nostre orazioni siano arrivate fino a Dio. Infatti, tanto ognuno meriterà di essere esaudito e di ottenere, quanto avrà creduto d’essere tenuto presente da Dio e avrà creduto che Dio possa concedere. Di fatto, è irreversibile questa sentenza di Nostro Signore: “Tutto quello che voi domandate nella preghiera, abbiate fede di ottenerlo, e vi sarà accordato”.

S. Giovanni Cassiano ( 360 ca. – 435), Conferenze ai monaci (IX –  L’orazione)

Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.

Abbi un cuore retto e sii costante ,
non ti smarrire nel tempo della prova.
Stai unito a Lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.

Accetta quanto ti capita
e sii paziente nelle vicende dolorose,
perché l’oro si prova con il fuoco
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.

Nelle malattie e nella povertà confida in Lui.
Affìdati a Lui ed Egli ti aiuterà,
raddrizza le tue vie e spera in Lui.

Siracide (2, 1-6)

“La nostra fede non si appoggia su parole di saggezza terrena, ma sulla manifestazione della potenza dello Spirito.”

S. Serafim di Sarov (1759 – 1833) – Colloquio con Motovilov

La mia anima ha sete del Signore e con lacrime io Lo cerco. Come potrei non cercarti? Tu per primo mi hai trovato e hai concesso che io gustassi la dolcezza dello Spirito santo e la mia anima Ti ha amato sino alla fine.

S. Silvano del Monte Athos  (1866 – 1938)

“Colui che cerca miracoli per credere in Dio e amarLo non ha nobiltà. Dio se vuole puo in pochi secondi con un gesto visibile a tutti rendere tutti credenti. Non lo fa perchè così la libera volontà dell’uomo sarebbe violentata e l’uomo crederà in Dio non  per ardore e benevolenza della sua bontà ma per la Sua forza soprannaturale.

Davanti a Dio ecco cosa ha prezzo: quando l’uomo Lo ama per la sua bontà. Il nostro Cristo per amore è diventato Uomo, è stato deriso, sputato, frustato, denudato e crocefisso, versando il Proprio sangue. Con tutto questo ci mostra che effettivamente lui è Amore. E poichè Dio è Amore, solo con questo dobbiamo essere motivati all’amore per Lui e alla fede che Lui è il nostro Dio poichè Buono, fuori da Lui altro non conosciamo. Se una persona vedendo tal gran sacrificio di Cristo per noi ed il suo amore non crede che Lui è il nostro Dio ma per aver fede pretende miracoli quella persona non riuscità mai ad amare o credere veramente.”

Paisios del Monte Athos

Che cosa è proprio della fede? Piena e indubbia certezza della verità delle parole ispirate da Dio (…) Che cosa è proprio del fedele? Il conformarsi con tale piena certezza al significato delle parole della Scrittura, e non osare togliere o aggiungere alcunché.

San Basilio Magno (329 – 379)

«Solo i cani che sanno latrare per i padroni, sanno difendere le loro case. Perciò impara anche tu a levare la tua voce per Cristo, quando feroci lupi ne assaltano l’ovile, impara a tener pronta nella tua bocca la parola, perché non sembri che tu, come un cane muto, mantenendo un silenzio imputabile a tradimento, abbia abbandonato il posto di guardia affidato alla tua fedeltà. »

Sant’ Ambrogio di Milano (339/340 – 397) – Hexameron

Come il ricordo del fuoco non riscalda il corpo, così la fede senza amore non porta l’illuminazione della conoscenza nell’anima.

(S. Massimo il Confessore – Filocalìa, “I 400 capitoli sull’amore”, Centuria I, 32)