Giovanni di Kronštadt Page 1 of 2

A volte chiamiamo preghiera quello che non ha niente a che fare con la preghiera. Per esempio, qualcuno entra in chiesa, rimane lì un po’, guarda le icone, la gente, osserva il loro abbigliamento e il loro comportamento e poi dice di aver pregato Dio. Oppure a casa sua si mette davanti ad un’icona, piega la testa, recita qualche frase imparata a memoria, senza capirla né gustarla e poi dice di aver pregato. Ma nella sua mente e nel suo cuore non ha assolutamente pregato; era dappertutto, con la gente e con le cose, tranne che con Dio.

La preghiera è l’elevazione del pensiero e del cuore verso Dio, la contemplazione di Dio, il dialogo audace della creatura con il suo Creatore, la presenza rispettosa dell’anima davanti a lui, come davanti al Re, alla Vita stessa che dà la vita ad ogni cosa; la preghiera è oblio di tutto ciò che ci circonda, è cibo per l’anima, è aria, luce, calore vivificante, è purificazione dal peccato; la preghiera è il giogo soave di Cristo, il suo carico leggero.

La preghiera è il sentimento costante della nostra debolezza e della nostra povertà spirituale; è la santificazione dell’anima e un anticipo della beatitudine futura; un bene angelico, la pioggia celeste che rinfresca, innaffia e feconda il terreno dell’anima; il risanamento e il ricambio dell’atmosfera mentale, l’illuminazione del volto. la gioia dello spirito; il legame d’oro che unisce la creatura al Creatore, l’audacia e il coraggio in tutte le prove e le sofferenze della vita; la lampada dell’esistenza, il successo in ogni iniziativa, la dignità paragonabile a quella degli angeli, la saldezza nella fede, nella speranza e nella carità.

La preghiera è un contatto con gli angeli e i santi graditi a Dio dall’origine del mondo; è la conversione della vita, la madre della contrizione e delle lacrime, un richiamo potente alle opere di misericordia. alla sicurezza della vita, alla scomparsa del timore della morte e al disprezzo dei tesori mondani; è il desiderio dei beni celesti, dell’attesa del Giudizio universale, della resurrezione e della vita del mondo che verrà; è uno sforzo accanito per sfuggire ai tormenti eterni e un richiamo incessante alla misericordia del Signore; la preghiera significa camminare in presenza di Dio ed è l’annientamento sereno di se stessi davanti al Creatore di ogni cosa, presente in ogni cosa. È l’acqua viva dell’anima.

La preghiera significa ancora portare nell’amore tutti gli uomini nel proprio cuore, è la discesa del cielo nell’anima, la dimora della santa Trinità nell’anima, come sta scritto: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).

(San Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo)

L’albero saldamente piantato nella terra si sviluppa e porta frutti. L’anima saldamente radicata in Dio, con la fede e l’amore come radici spirituali, a sua volta si sviluppa spiritualmente e porta frutti di virtù graditi a Dio, grazie ai quali vive già ora e vivrà nel mondo futuro.

L’albero sradicato cessa di vivere perché non riceve più la vita che traeva dalla terra attraverso le radici. Allo stesso modo, l’anima di chi ha perso la fede e l’amore e non dimora più in Dio, in cui può avere la vita, muore spiritualmente. Quello che la terra rappresenta per le piante, Dio lo rappresenta per l’anima.

(San Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo)

Come santificare i giorni di festa? In essi dobbiamo celebrare o un avvenimento (meditando sulla grandezza di questo evento, sulla sua sostanza e sui frutti che porta ai credenti) oppure una persona, per esempio nostro Signore, la Madre di Dio, gli angeli e i santi (meditando sul rapporto di questa persona con Dio e con gli uomini, sulla sua benefica influenza sulla Chiesa di Dio in generale). Dobbiamo meditare la storia dell’evento della persona di cui celebriamo la festa per avvicinarci con tutto il cuore ad essa e farla, per così dire, nostra. Altrimenti la festa rimarrà incompiuta e non  sarà gradita a Dio.

(S. Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo)

Non ti irritare se qualcuno parla in modo aggressivo o scopre sfacciatamente qualche tua debolezza, qualche tua passione di cui tu, nel tuo amor proprio, non sospettavi la cattiveria. […] Spesso ce la prendiamo con persone franche e sincere perché svelano i nostri errori senza mezzi termini; dovremmo invece apprezzare costoro e ringraziarli per aver spezzato il nostro amor proprio con il loro linguaggio sfrontato. Sono come i chirurghi che, con la parola tagliente, asportano la cancrena del cuore.

(S. Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo)

Guardando l’icona della Madre di Dio, con il suo bambino eterno, devi meravigliarti che la Divinità si sia unita in modo così reale alla natura umana: glorifica la bontà e l’onnipotenza di Dio, riconosci la tua dignità di uomo, e la tua vita sia degna della vocazione alla quale sei stato chiamato in Cristo, cioè la vocazione di Figlio di Dio, erede della beatitudine eterna.

(San Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo)

«Dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7,16). Dai frutti benedetti, deliziosi e vivificanti della Liturgia – del santissimo Mistero del Corpo e del Sangue del Signore – riconoscerai che essa è di Dio, ispirazione delle Spirito divino, e che lo Spirito santo vivificatore traspira da tutte le sue preghiere, da tutti suoi riti sacri. Che meraviglioso albero è la Liturgia! Che foglie magnifiche, che frutti! Non solo i frutti, ma anche «le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni» (Ap 22, 2). Chi infatti, per il semplice fatto di aver assistito con devozione alla divina Liturgia, non ha provato nell’anima un grande benessere spirituale, la pace e la beatitudine? Ciò che produce buoni frutti è buono in sé: è una legge di natura.

(San Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo)

Molta gente ha perso la fede, o perché ha completamente perso lo spirito di preghiera, o perché non l’ha mai avuto e continua a non averlo; in breve perché non pregano. Il principe di questo mondo ha campo libero per agire nel cuore di gente simile e diventa il loro padrone.

Costoro non hanno chiesto e non chiedono la grazia di Dio (i doni di Dio infatti sono accordati solo a quelli che li chiedono e li cercano); così il loro cuore, corrotto per natura, vien privato della rugiada vivificante dello Spirito Santo; alla fine è talmente secco che prende fuoco e brucia della fiamma infernale dell’incredulità e delle passioni. E il demonio sa come accendere le passioni che alimentano questo fuoco terribile; trionfa nel vedere la rovina  di quelle povere anime riscattate al prezzo del sangue di Colui che aveva schiacciato sotto i piedi la potenza di Satana.

(San Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo)

In che modo possono vederci i santi? Come fanno a conoscere i nostri bisogni, ad ascoltare le nostre preghiere? Facciamo un esempio. Immagina di essere innestato nel sole, unito a lui. Il sole con i suoi raggi illumina tutta la terra, la illumina fin nel più piccolo angolo. In questi raggi, anche tu vedi la terra, ma sei così piccolo in confronto al sole da rappresentare solo un raggio, e c’è un’infinità di raggi.  Assimilato in questo modo al sole, il raggio partecipa intimamente all’illuminazione del mondo intero ad opera del sole. Allo stesso modo l’anima santa, unita a Dio come al sole spirituale, nella luce del sole spirituale che illumina tutto l’universo, conosce tutti gli uomini e i bisogni di quanti pregano.

( San Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo )

“Osservate l’immagine del Salvatore e vedete come Egli vi guarda con occhi luminosissimi. Questo sguardo significa che Egli penetra in voi con i suoi occhi più splendenti del sole e vede tutti i vostri pensieri, ascolta tutti i desideri del vostro cuore ed i sospiri. È un’immagine, ma nelle sue linee rappresenta ciò che non può essere oggetto di un disegno o di una raffigurazione, ma può essere raggiunto solo dalla Fede. Credete che il Salvatore sempre vi guarda e vi vede, con i vostri pensieri, affanni, sospiri, con tutte le vostre difficoltà, come sulla palma della sua mano. “Ecco sulle mie mani ho raffigurato le tue mura e sei sempre davanti a me”[Isaia 49, 16], dice il Signore. Quanto conforto, quanta vita in queste parole dell’Onnipotente, che è Provvidenza. Perciò pregate davanti all’icona del Salvatore, come davanti a Lui stesso. Egli per il suo amore per gli uomini vi è presente con la sua grazia e con gli occhi che vi sono raffigurati realmente vi guarda […] Ricordate che i suoi occhi appartengono a Dio e che i suoi orecchi sono orecchi di Dio Onnipotente.”

[Da “La mia vita in Cristo”, di San Giovanni di Kronstadt (1829-1908)]

“Il demonio si sforza di disperdere la preghiera, come fosse un mucchio di sabbia; cerca di trasformare le parole in sabbia secca, senza coesione né midollo, cioè senza fervore del cuore. Così la preghiera può essere sia una casa costruita sulla sabbia, sia una casa costruita sulla roccia. Edificano sulla sabbia coloro che pregano senza spirito di fede, distrattamente, con freddezza: una preghiera simile si disperde da sola e non reca nessun vantaggio a colui che prega. Edificano sulla roccia coloro che, durante la preghiera, tengono gli occhi fissi verso Dio e si rivolgono a lui come ad una persona viva, parlandogli faccia a faccia.”
[ da: “La mia vita in Cristo”, di San Giovanni di Kronstadt (1829 -1908) ]