Iniziare

Le Scritture sono scritte nel linguaggio dello spirito e gli uomini carnali non possono capire le cose spirituali. È meglio usare, nelle nostre conversazioni, le parole dei Padri, allora così troveremo il beneficio in esse contenuto. Moderiamoci persino nell’uso di queste parole, ricordandoci colui che disse ”Nella moltitudine di parole, non manca mai il peccato “ (Prov. 10, 19). Per tema di cadere in alti e vanagloriosi pensieri, imprimiamoci nella mente che, se non pratichiamo ciò di cui parliamo, pronunciamo la nostra stessa condanna.

(S. Barsanufio e Giovanni, monaci reclusi – Filocalìa – Nell’immagine: dettaglio del trittico “Il Giudizio Finale”, di Hieronymus Bosch – Academy of Fine Arts in Vienna, Austria)

 “Se non arriveremo a vedere Dio in questa vita non lo vedremo nemmeno nell’altra! E dove dobbiamo vederlo? Nel volto del nostro prossimo, nel volto, cioè, del fratello che vive accanto a noi.”

(San Paisios del Monte Athos)

Ecco cosa penso come primo passo: siediti, calmati, pensa al fatto che Dio è qui e che non bisogna cercarlo, che stai bene con Lui e Lui sta bene con te e semplicemente rimani cosi quanto puoi.
Anthony of Sourozh

“C’e’ un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di piu’ nel nostro pianeta. Cosi’ come non credo che si viaggi per tornare mai allo stesso punto da cui si e’ partiti, perche’ nel frattempo lui stesso e’ cambiato. Da se stessi non si puo’ fuggire”.

Andrej Tarkovskij (regista russo)

“La giustizia divina è fare quello che allevia il prossimo. Cioè preferire di sacrificare la nostra volontà, il nostro riposo, i nostri diritti, per alleviare e aiutare il prossimo. La giustizia spirituale è quando l‟uomo sente il peso che l’altro porta come se fosse suo. Quanto più una persona è avanzata spiritualmente, tanto meno diritti dà a se stessa. Diciamo che saliamo con qualcuno per una salita con un sacco sulle spalle. L’uomo spirituale prende il sacco dell‟altro per farlo riposare, ma per sensibilità gli dice che questo lo aiuta. Quello che dobbiamo fare é cercare di metterci al posto dell’altro per poterlo capire. Allora ci avviciniamo a Cristo”.

Paisios del Monte Athos (mn. aghiorita e professore del deserto – 1924/1994)

Per questo prima di tutto il conosci te stesso. Cioè conoscerti così come sei. Come sei in realtà, non come ritieni di essere. Con questa conoscenza diventi il più sapiente degli uomini. Con questa coscienza giungi all‘umiltà e ricevi grazia dal Signore. Ma se non acquisti la conoscenza di te, e conti solo sulla tua fatica, sappi che ti troverai sempre lontano dalla via. Infatti il Profeta non dice: Vedi, Signore, la mia fatica, ma ―Vedi — dice — la mia umiltà e la mia fatica. (Sal. 24,18). La fatica è per i corpo, l’umiltà per l’anime. Le due insieme, fatica e umiltà, (sono) per l‘uomo nella sua totalità. Chi ha potuto vincere il diavolo? Chi ha conosciuto la propria debolezza, le passioni e le mancanze che ha. Chi teme di conoscere se stesso, costui è lontano dalla conoscenza; costui non sa nient‘altro se non vedere solo difetti negli altri e giudicarli. Negli altri non vede carismi, ma solo mancanze; non vede in se stesso mancanze ma solo carismi. E questo è veramente il difetto di cui soffriamo noi uomini del ventesimo secolo, che non riconosciamo l’uno il carisma dell’altro, l’uno da solo è primo di molte cose, ma la moltitudine le ha tutte. Ciò che uno ha l’altro non lo ha. Se riconosciamo questo si genera molta umiltà.

* s. Josif l’esicasta (mn. aghiorita e professore del deserto – 1898/1959)

Il bene inzia il suo percorso lentamente, ma arriva sempre all’obbiettivo. Il male avanza rapidamente, ma subisce sepre la sconfitta.

Simeone del monte Athos

“Incolpiamo altri, vogliamo correggere tutti intorno a noi, ma non iniziamo mai da noi stessi. Questo è un enorme errore. Se ognuno iniziasse da sè non ci sarebbe cosi tanto male nel mondo.”
Tadej Štrbulović
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