Preghiera Page 1 of 2

Quando nella preghiera ti metti davanti a Dio, il tuo pensiero diventi semplice come quello di un bimbo che non sa parlare.
Non dire davanti a Dio parole che nascono da cultura intellettuale, approssimati a Lui con ingenuo pensiero, davanti a Lui cammina come fanciullo che si sente protetto dallo sguardo paterno.

Sta scritto: “Dio vigila sui semplici ” (Salmo 114, 6). Semplice non è chi ha tenera età, ma chi, possedendo la conoscenza che viene dal mondo dei sensi, vi rinuncia per imparare la perfetta Sapienza, che non si apprende dai libri. Prega Dio che ti aiuti a giungere a tanta sapienza. Usa nel chiederla, diligenza, fervore, ardore, finché non l’avrai ricevuta.

Questo dono ti sarà concesso, se con fede t’impegnerai ad affidare a Dio tutte le tue preoccupazioni e a sostituire le tue misure di prudenza con la Provvidenza divina. Dio vedendo il tuo desiderio, la purezza dei tuoi pensieri che riposano in Lui e non in te, la tua speranza fiduciosa, farà scendere in te questo potere inscrutabile e tu avrai coscienza di possederlo. La coscienza di tale potere ha permesso ad alcuni di affrontare senza paura le fiamme, ad altri di camminare sulle acque con la ferma sicurezza di non affondare.

S. Isacco di Ninive (Ammaestramenti spirituali – Filocalìa)

 

La carità e il digiuno sono le ali della preghiera. La nostra preghiera non è mai così veloce a volare fino a Dio, come quando è aiutata con il digiuno e la carità.
P. Cleopa Ilie (1912 – 1998)

La preghiera è riposo per l’anima, mentre il digiuno è acqua che spegne la fiamma delle passioni.

La preghiera rende libero l’uomo per il fatto che essa volge la sua volontà  e la sua aspirazione verso Dio.

Quando, nel pregare, nessuna esitazione ci ha ostacolato e neppure ci ha distolto, con qualche diffidenza, dalla fiducia posta nella nostra orazione, ma, al contrario, per come si è svolta, abbiamo avuto la sensazione d’aver ottenuto quanto chiedevamo, allora non dobbiamo avere dubbi che le nostre orazioni siano arrivate fino a Dio. Infatti, tanto ognuno meriterà di essere esaudito e di ottenere, quanto avrà creduto d’essere tenuto presente da Dio e avrà creduto che Dio possa concedere. Di fatto, è irreversibile questa sentenza di Nostro Signore: “Tutto quello che voi domandate nella preghiera, abbiate fede di ottenerlo, e vi sarà accordato”.

S. Giovanni Cassiano ( 360 ca. – 435), Conferenze ai monaci (IX –  L’orazione)

A volte chiamiamo preghiera quello che non ha niente a che fare con la preghiera. Per esempio, qualcuno entra in chiesa, rimane lì un po’, guarda le icone, la gente, osserva il loro abbigliamento e il loro comportamento e poi dice di aver pregato Dio. Oppure a casa sua si mette davanti ad un’icona, piega la testa, recita qualche frase imparata a memoria, senza capirla né gustarla e poi dice di aver pregato. Ma nella sua mente e nel suo cuore non ha assolutamente pregato; era dappertutto, con la gente e con le cose, tranne che con Dio.

La preghiera è l’elevazione del pensiero e del cuore verso Dio, la contemplazione di Dio, il dialogo audace della creatura con il suo Creatore, la presenza rispettosa dell’anima davanti a lui, come davanti al Re, alla Vita stessa che dà la vita ad ogni cosa; la preghiera è oblio di tutto ciò che ci circonda, è cibo per l’anima, è aria, luce, calore vivificante, è purificazione dal peccato; la preghiera è il giogo soave di Cristo, il suo carico leggero.

La preghiera è il sentimento costante della nostra debolezza e della nostra povertà spirituale; è la santificazione dell’anima e un anticipo della beatitudine futura; un bene angelico, la pioggia celeste che rinfresca, innaffia e feconda il terreno dell’anima; il risanamento e il ricambio dell’atmosfera mentale, l’illuminazione del volto. la gioia dello spirito; il legame d’oro che unisce la creatura al Creatore, l’audacia e il coraggio in tutte le prove e le sofferenze della vita; la lampada dell’esistenza, il successo in ogni iniziativa, la dignità paragonabile a quella degli angeli, la saldezza nella fede, nella speranza e nella carità.

La preghiera è un contatto con gli angeli e i santi graditi a Dio dall’origine del mondo; è la conversione della vita, la madre della contrizione e delle lacrime, un richiamo potente alle opere di misericordia. alla sicurezza della vita, alla scomparsa del timore della morte e al disprezzo dei tesori mondani; è il desiderio dei beni celesti, dell’attesa del Giudizio universale, della resurrezione e della vita del mondo che verrà; è uno sforzo accanito per sfuggire ai tormenti eterni e un richiamo incessante alla misericordia del Signore; la preghiera significa camminare in presenza di Dio ed è l’annientamento sereno di se stessi davanti al Creatore di ogni cosa, presente in ogni cosa. È l’acqua viva dell’anima.

La preghiera significa ancora portare nell’amore tutti gli uomini nel proprio cuore, è la discesa del cielo nell’anima, la dimora della santa Trinità nell’anima, come sta scritto: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).

(San Giovanni di Kronstadt – La mia vita in Cristo)

Come la cerva anela alle fonti delle acque, così l’anima mia anela a Te, o Dio. […]

(Salmo 41)

La tua preghiera non potrà essere pura se ti lasci coinvolgere da faccende materiali e turbare da continue preoccupazioni. Preghiera, infatti, vuol dire rimozione dei pensieri.

[Evagrio Pontico – Filocalìa. Nell’immagine: Monastero della Santa Trinità (Agia Trias), Meteora, Grecia]

Funzionano solo preghiera, silenzio ed amore. Meglio rivolgersi al cuore altrui tramite preghiera segreta che alle loro orecchie.

Porphyrios Bairaktaris di Kafsokalivia

“La preghiera […] è un barometro spirituale. Il barometro stabilisce quanto l’aria è pesante o leggera e la preghiera mostra quanto si eleva o si abbassa il nostro spirito quando si rivolge a Dio.

Mettetevi più spesso di fronte alle icone nel corso della giornata e ogni volta fate qualche prostrazione semplice e profonda. Mettersi in ginocchio e prostrarsi è ancora meglio. Nessuno vi vede, tranne il Signore. Pregate al mattino e alla sera, come si deve. […]

Non dimenticate, però, che l’essenza della preghiera è ele­vare la mente e il cuore a Dio, poiché Dio è dappertutto. E il profeta ha insegnato alla sua anima: «In ogni luogo del suo dominio benedici, anima mia, il Signore». […] Il cammino per amare Dio è far memoria di lui, immergendosi col pensiero nelle sue qualità e opere divine. Bisogna imparare a far memoria di Dio e il mezzo, come vi ho scritto, è ripetere costantemente nel pensiero la breve preghiera: «Signore, pietà! Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, pietà di me peccatore!». […] Quando sedete, camminate, fate qualcosa o parlate, in ogni occasione e in ogni momento ricordate sempre che il Signore è vicino e invocatelo col cuore: «Signore, pietà!».

Dite che vi distraete coi pensieri. Non si può essere pronti subito; bisogna esercitarsi, finché non ci si abitua a permanere costantemente dentro al cuore di fronte al Signore. […] Appena notate che i vostri pensieri si disperdono, dovete farli tornare indietro, senza permettere mai loro, coscientemente e volontariamente, di errare. È necessario adempiere ciò non solo durante la preghiera, ma sempre. E imponetevi come legge: essere sempre insieme al Signore nel cuore per mezzo della mente, senza permettere ai pensieri di errare e appena si allontanano, farli tornare indietro e costringerli a rimanere a casa, nella stanza del cuore a conversare col Signore dolcissimo. Stabilendo questa legge, impegnatevi a seguirla fedelmente, rimproveratevi ogni trasgressione, imponetevi un’ammenda, pregate il Signore perché vi aiuti in questa opera fondamentale. Se vi applicherete con impegno, presto ce la farete.

Le condizioni del successo sono queste:

1) La continuità di questa opera, cioè la costanza in essa. Quindi non che cominciate e poi smettete: cominciate e smettete e ancora cominciate e vi trascinate finché non vi arride il successo. In ogni caso, il successo dipende dalla costan­za del lavoro.

2) Perché vi sia tale costanza, è necessario armarsi di pazienza, imponendosi a se stessi. Sopraggiunge la pigrizia, il desiderio di lasciarsi andare, perfino il dubbio, per cui, se è necessario, fate così: cacciate tutto questo e costringetevi a quest’opera.

3) Perché questo accada, animatevi di speranza e fiducia che il Signore, vedendo il vostro lavoro nella preghiera e l’impegno con cui cercate di abituarvi ad essa, alla fine vi donerà la preghiera ed essa, radicandosi nel cuore, ne scaturirà fuori. Questo frutto beatissimo ha origine nella fatica della preghiera! Questa ispirazione ha animato tutti gli uomini di preghiera e ricevere questo frutto è stato fonte di una perenne beatitudine, gioia e pace del cuore nel Signore. E il Signore vi doni questo frutto! Ma non ve lo concederà senza fatica, una fatica costante, autocostrittiva, paziente e piena di fiducia. Abbiate coraggio!”

[dalle Lettere di San Teofane il Recluso – Lettera XLV]