La vita in Cristo prende inizio e si sviluppa nell’esistenza presente, ma sarà perfetta soltanto in quella futura, quando giungeremo a quel giorno: l’esistenza presente non può stabilire perfettamente la vita in Cristo nell’anima dell’uomo; ma nemmeno lo può quella futura, se non incomincia qui.

Durante la vita terrestre fa ombra l’elemento carnale, da cui derivano nebbia e corruzione impotente a ereditare l’incorruttibilità; perciò Paolo riteneva meglio per lui partirsene per essere con Cristo. Lo dice: <<Partirmene ed essere con Cristo, certo sarebbe molto meglio>> [Fil. 1-23]. Eppure, la vita futura non porterà affatto pienezza di felicità a quelli che avrà accolti senza le potenze e i sensi ad essa necessari: morti ed infelici abiteranno quel mondo beato e immortale. E la ragione è che allora, benché sorga la luce e il sole offra il suo raggio puro, non è più il tempo di plasmare l’occhio. Il profumo dello Spirito si effonde copiosamente e riempie tutto, ma non lo coglie chi non ha l’olfatto.

In quel giorno possono gli amici di Dio comunicare nei misteri col Figlio di Dio e apprendere da lui quello che ha udito dal Padre; ma è necessario che vi giungano già amici, e con le orecchie già fatte. Non è quello il tempo di fare amicizia, di aprire le orecchie, di prepararsi la veste nuziale e tutto quel che è richiesto per quelle nozze. È l’esistenza presente l’officina di questa preparazione: e coloro in cui essa non si compie prima che muoiano, non possono in alcun modo partecipare alla vita divina. Ne fanno fede le cinque vergini e l’invitato alle nozze: giunti senza avere l’olio e la veste, non poterono più farne acquisto.

In conclusione: questo mondo porta in gestazione l’uomo interiore, nuovo, creato secondo Dio, finché egli — qui plasmato, modellato e divenuto perfetto — non sia generato a quel mondo perfetto e che non invecchia. Al modo dell’embrione che, mentre è nell’esistenza tenebrosa e fluida, la natura prepara alla vita nella luce e plasma, quasi prendendo a norma la sua esistenza futura, così è dei santi; e questo è il senso delle parole dell’apostolo ai Galati: <<Figliolini miei, che di nuovo io genero, finché non sia formato in voi il Cristo>> [Gal.4,19]. L’embrione tuttavia non può certo giungere alla percezione di questa vita; i beati invece già ora possono cogliere molti riflessi della vita futura. La ragione è che per l’embrione la vita futura è assolutamente futura: non giunge a lui nessun raggio di luce, nulla di ciò che è di questa vita. Non così per noi, dal momento che il secolo futuro è stato come riversato e commisto a questo presente: nel suo amore per gli uomini, anche per noi è sorto quel sole amico degli uomini, il celeste unguento è stato versato nei luoghi maleodoranti, anche agli uomini è stato dato il pane degli angeli.

(Nicola Cabasilas – La vita in Cristo – Edizioni UTET – Libro I, Capitolo 1)

La gestazione dell’uomo nuovo ultima modifica: 2016-08-02T09:19:05+00:00 da Alberto Nicelli (Modesto)