– Padre Ambrogio, molti oggi credono nella reincarnazione e sostengono che anche nella Bibbia ci siano rimandi a questa dottrina: cosa possiamo dire in merito?

– Intanto possiamo dire che è una buona domanda. È una domanda seria, perché in tutto il mondo e soprattutto fra i giovani d’oggi c’è una buona percentuale che questa domanda se la pone.

Visto che è una domanda seria, sottintende una certa ricerca spirituale: chiedersi che cosa ne sarà di noi dopo la nostra morte, cosa ne sarà della nostra vita, quale è il senso delle disuguaglianze che vediamo nel mondo, è una domanda a cui bisogna dare una risposta.

Il problema è… quale reincarnazione?

– Perché, ve ne sono di tanti tipi?

– Ve ne sono decine, se non centinaia diverse. Prova a pensare a tutte le diverse confessioni cristiane: ecco, ci sono più o meno tante dottrine della reincarnazione quante confessioni cristiane, e tutte queste dottrine partono da presupposti diversi.

– Per esempio?

– La reincarnazione presuppone un’individualità o non la presuppone? Un’individualità in che senso? Un io cosciente che continua da una vita all’altra? Chiaro che non ci ricordiamo di vite precedenti, già per questo sostenere l’esistenza di qualcosa che si reincarna coscientemente è molto difficile… oppure quello che si reincarna non è soltanto qualche pezzo di una personalità che non ha nessun legame autocosciente? Questa è per esempio la posizione del buddismo. Oppure la reincarnazione è un qualcosa che ha a che fare solo con il pagamento di debiti di una vita precedente, o presuppone anche un’evoluzione spirituale? Ci si reincarna immediatamente o dopo centinaia o migliaia di anni? Ci si reincarna in un particolare gruppo oppure ovunque? Tutte queste sono posizioni totalmente diverse e la loro concatenazione può dare luogo a centinaia di diverse prospettive. Quindi, quando qualcuno mi viene a dire che crede nella reincarnazione, io sono costretto a chiedere di specificare in quale reincarnazione crede.

– Tuttavia alcuni sostengono che anche la Bibbia abbia dei passi che rimandano a questa idea reincarnazione non meglio precisata.

– Possiamo interpretare in tal senso molti passi, ma dobbiamo capire per quali ragioni sono state dette certe cose. È chiaro che se Gesù parla a Nicodemo della necessità di rinascere, questo può essere interpretato in senso reincarnazionista anche se poi non si capisce per quale ragione parla della necessità di rinascere, quando questa dovrebbe essere una legge comune per tutti, se uno parte da una prospettiva di reincarnazione. Ci sono dei passi che parlano di spirito, ma bisogna capire cos’è questo spirito. Di Giovanni Battista si dice che aveva lo spirito e la forza di Elia, che oltretutto non era nemmeno morto secondo le Scritture, perché era salito al cielo. Quindi cosa significa aver ereditato lo spirito di qualcuno? Significa essere la stessa individualità di uno che ha vissuto nel mondo come Elia, oppure aver ricevuto il suo carisma profetico? Per esempio anche Eliseo, quando Elia sta per salire al cielo, gli chiede di dargli due terzi del suo spirito. Ora pensiamo che Elia muore, anche se non è scritto che muore, la sua anima o spirito viene tagliata in altrettante fette e queste trasmigrano in Eliseo, che oltretutto in quel momento è ancora vivo, e quindi sarebbe una reincarnazione di un vivente in un vivente a lui contemporaneo? Anche di Gesù i discepoli chiedono se lui è Giovanni Battista ritornato ma quel ritorno sicuramente non è visibile in una prospettiva di reincarnazione.

– Quindi quale è l’interpretazione che la chiesa sostiene di questi passi?

– Carisma profetico, lo spirito che anima un profeta è lo spirito di Dio e non è che lo spirito di Dio deve incarnarsi in una persona, poi aspettare un momento che ne nasca un altra secondo uno strano processo. Semplicemente lo spirito di Dio si manifesta in diverse persone, in diversi momenti, magari anche contemporaneamente. Quindi in questi passi non regge molto l’ipotesi reincarnazionista. Se possiamo interpretare in questo senso questi passi dobbiamo comunque pensare che c’è un altro passo che è il natural killer di tutti i reincarnazionismi: Ebrei 9:27, in cui si cerca di capire l’unicità della redenzione operata da Cristo, e si dice che come tocca agli uomini di morire una sola volta dopo la quale viene il giudizio, allora anche Cristo morì solo una volta per noi. È molto difficile riuscire a pensare che qualcuno che credeva nella reincarnazione possa aver scritto una cosa simile.

– Perché allora si dice che i primi cristiani credessero nella reincarnazione e anche i santi padri predicassero ipotesi reincarnazioniste?

– Si dicono tante cose. Le si dice a volte per avere appigli per parlare con qualcuno che invece crede in modo diverso ma per avere appiglio bisogna avere delle basi solide. Per esempio: è vero, ci sono alcuni scrittori cristiani antichi, nello specifico due, Origene e Clemente Alessandrino, che fanno dei cenni alla reincarnazione, ma come li fanno? Per negarla! O meglio per dire “queste sono le favole a cui credono i pagani”. Se uno va a leggere Gli Stromata di Clemente o quei frammenti di Origene che possono essere interpretati in un senso di “parliamo di reincarnazione”, ne parlano, ma in negativo. Qui parliamo di due esponenti di quella scuola di Alessandria che era molto dialogica con tutti i tipi di filosofie e posizioni sul mondo. Se io parlo in un caso o due di una dottrina per dire che non è la mia, come può poi qualcuno venire a dire che io ci credo?

– Uno degli argomenti utilizzati da chi crede nella reincarnazione è una sorta di leggenda che Cristo sia stato in India e abbia ricevuto insegnamenti induisti.

– La prima cosa da fare è vedere quali insegnamenti, perché l’India è piena di insegnamenti diversissimi. Noi diciamo induismo per indicare un complesso di dottrine, filosofie, idee del mondo che sono le più diverse. Potremmo parlare di centinaia di induismi, così come parliamo di centinaia di reincarnazioni. Troviamo una dottrina simile nel grande mondo indù e confrontiamola, ma l’onere della prova spetta a chi dice che Cristo deve aver imparato quella e non altre. È stato in India? Sì, ci sono dei gruppi che dicono che Cristo è stato in India, peccato che alcuni dicono che è stato nel Kashmir, altri dicono che è stato nel Kerala, poi altri dicono che è stato nel Tibet e altri che è stato in Giappone. Abbiamo una tomba di Gesù nel Kashmir, una nell’India del sud e un’altra in Giappone. Ora, a meno di dire che Gesù sia andato a morire tre volte per imparare chissà cosa, non possono essere tutte storie autentiche.

– Se possiamo dire che la reincarnazione è una dottrina non vera cosa propone la Chiesa per quel che riguarda la vita dopo la morte?

– Sulla dottrina non vera bisogna fare delle precisazioni. Intanto nessuno parte con l’idea che “questo è falso perché l’ho detto io”. Una cosa può risultare falsa perché non ti quadra con il resto dei dati che hai a disposizione. Se i dati che sono presenti nella dottrina cristiana non portano in quella direzione uno non si gloria di dire che la reincarnazione è falsa solo per sentirsi superiore agli altri, ma solo che proprio non quadra. Ci sono alcuni gruppi cristiani che si considerano reincarnazionisti. Sono gruppi estremamente di frangia, molto piccoli e hanno una grande difficoltà a presentare una dottrina uniforme. Tant’è vero che sono gruppi che lasciano piuttosto una libertà totale da scelte dogmatiche. Appunto, uno può credere nella reincarnazione o in qualcos’altro senza che vi sia una linea dottrinale di fondo. Ma se vogliamo entrare in questi campi dobbiamo pensare a cosa ci insegna la Chiesa. La Chiesa ortodossa ci insegna che il nostro scopo nella vita è quello di partecipare nientemeno che alla vita di Dio. La prospettiva della reincarnazione nel partecipare alla vita di Dio non si capisce molto perché questa partecipazione ha a che fare con una libera scelta. Quando la scelta viene fatta, non sono necessarie numerose vite. Può essere necessario un mantenimento della scelta fatta all’interno di un cammino di una vita, ma non c’è una necessità logica di vite multiple in cui bisogna sviluppare la stessa scelta.

– Però uno potrebbe dire: io ho di fronte a me sul piano razionale due possibilità. Una suggerita da un impostazione orientale di credere nella reincarnazione oppure la posizione cristiana che invece mi dice no, dopo la morte non c’è reincarnazione ma il giudizio. Visto dal punto di vista di un uomo di oggi che si trova davanti queste due possibilità, come è possibile valutarle: sono soltanto dottrine filosofiche o c’è un dato esperienziale dietro?

– L’unico dato esperienziale può essere il ricordo delle vite passate, non ve ne sono altri che possono essere considerati esperienziali da poter seriamente entrare in questo gioco.

– E sul piano di quel che la Chiesa ortodossa sostiene avvenga dopo la morte ci sono elementi di esperienza?

– Ci possono anche essere esperienze di vite passate, il problema sta nel capire quale delle decine e decine di ipotesi reincarnazioniste stiamo seguendo. Per esempio l’ipotesi buddista, che dice che ci sono degli aggregati psicofisici che rimangono dopo la morte e possono costituire parte della vita di un altra persona anche se attraverso queste non vi è un’individualità che li lega, di per sé non è incompatibile col cristianesimo. Come noi abbiamo ereditato della materia che fa parte dei nostri corpi, e può essere materia che ha fatto parte di corpi altrui, non lo neghiamo, così possiamo anche aver ereditato in qualche modo misterioso un qualcosa nella nostra psiche che è appartenuto alla psiche di altre persone e che magari ha mantenuto una forma di coscienza o di ricordo; ed ecco da cosa possono venire tante storie di persone che ricordano vite passate, che non devono necessariamente essere tutte false.

– D’altronde anche la psicologia sostiene che c’è una certa trasmissione di elementi psicologici che poi si estingue nell’arco di 4-5 generazioni.

– E non dovrebbe necessariamente essere un ostacolo alla visione cristiana più di quanto non possa essere ostacolo l’idea che abbiamo ereditato geneticamente qualcosa dai nostri antenati.

– La Chiesa ortodossa, cosa pensa che ci succederà dopo la morte?

– Il nostro scopo è quello dell’unione con Dio, della partecipazione alla sua stessa natura. Mica poco! Partecipando alla natura di Dio tutte le ipotesi evoluzioniste della reincarnazione (mi reincarno per essere sempre più cosciente o sempre più spirituale o sempre qualcosa di più) non hanno molto senso: una volta che stai partecipando alla vita di Dio di che preparazione puoi aver avuto necessità, se non quella di una libera scelta che è sostanzialmente il punto della richiesta che Dio ci fa?

– Quindi la condizione di tutti sarà la stessa dopo la morte ovvero tutti parteciperemo alla vita di Dio e ci troveremo tutti nella stessa condizione?

– Se dovessimo essere tutti nella medesima condizione non ci sarebbero scelte.

– E in che modo quindi la nostra scelta influirà sulla nostra situazione?

– Scegliere di partecipare alla vita di Dio o di non partecipare è la grande e terribile scelta che è davanti a tutti noi.

La reincarnazione nel cristianesimo ultima modifica: 2016-06-24T17:08:56+00:00 da Andrey