Il ricordo del Cristo è ravvivato dall’invocazione continua del suo nome. Perché la nostra meditazione sia sempre rivolta a lui, per poter perseverare ad ogni istante in questo impegno, invochiamolo continuamente, a tutte le ore, come l’oggetto dei nostri pensieri. Non c’è alcun bisogno di alcun apparato per la preghiera, né di luoghi speciali, né di grida per invocarlo, perché non c’è luogo dove non sia già presente e già unito a noi, lui che è più vicino a coloro che lo cercano del loro stesso cuore.

Per conseguenza bisogna credere fermamente che ci avverrà quello che abbiamo chiesto nelle nostre preghiere e non dubitare perché noi siamo cattivi, ma avere fiducia perché colui che è invocato è buono con gli ingrati e coi cattivi [Lc. 6, 35]. Ben lungi dal disprezzare le preghiere dei servi che l’hanno offeso, lui stesso è venuto sulla terra per primo a chiamarli, quando ancora non lo invocavano e non facevano alcun conto di lui; dice infatti: Sono venuto a chiamare i peccatori [Mt. 9,13].

Il Signore che ci ha cercati quando non lo volevamo, come si comporterà quando lo invocheremo? Se ci ha amato quando era odiato, potrà forse respingere ora il nostro amore? Così spiega Paolo: Se quando eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per la morte del Figlio suo, molto più, una volta riconciliati, saremo salvati nella sua vita [Rm. 5,10].

Riflettiamo ora anche alla forma della nostra supplica: certo non pretendiamo di chiedere e di ricevere quello che conviene agli amici, ma ciò che è permesso anche a servi colpevoli che hanno offeso il loro Signore, e soprattutto ad essi. Non invochiamo il Signore perché ci incoroni e ci riserbi qualche grazia del genere, ma perché ci faccia misericordia. Dal momento che i sani non hanno bisogno del medico [Mt. 9-12], chi se non i colpevoli dovrebbe implorare dal Signore amico degli uomini la misericordia, il perdono, la remissione del debito e simili doni, e non tornare a mani vuote dopo aver pregato? In una parola, se si ammette che gli uomini devono innalzare a Dio una voce implorante misericordia, questa è la voce dei peccatori, di chi cioè ha commesso azioni bisognose di misericordia.

Ora noi invochiamo Dio con la lingua, con la volontà, con i pensieri, per applicare il rimedio a tutte le facoltà con le quali abbiamo peccato, l’unico rimedio salutare: infatti non c’è altro nome nel quale dobbiamo essere salvati [At. 4,12].

(Nicola Cabasilas, La vita in Cristo, Edizioni UTET, Libro VI, Cap. 11)

Il ricordo del Cristo ultima modifica: 2016-08-01T09:05:20+00:00 da Alberto Nicelli (Modesto)