Katia era il primo dei miei quattro figli. L’ho partorita a 20 anni, educata dai due anni in poi da sola: il mio primo marito è mancato ed è rimasta in parte orfana. Era una bimba benedetta: era come il sole, bella, ricciolina, bimba. Faceva danza, in’asilo era la leader, amata, mi aiutava in tutto. Era il mio braccio destro. Poi sono nati ancora 3 bambini con Yura che è morto nel bombardamento. Lei entrava nella nostra vita, tentava di imitarmi, era sempre giusta, aveva ottimi voti, era molto attenta: quando tornava da scuola mi portava fiori, ogni festa o giornata comune mi svegliavo e mi aveva disegnato qualcosa, preparato qualche sorpresa.

Per me la guerra è iniziata quando con tre bambini alle 5 del mattino eravamo in casa e sopra passava l’aereo. Era un aereo dell’esercito ukraino e ha sganciato due bombe in centro città facendo molti morti e feriti. Questo fischio alle 5 del mattino mi è penetrato le ossa, non avevo mai sentito nulla di simile, ero terrorizzata. Ci siamo alzati subito con i bambini e abbiamo lasciato la città. In 40 minuti abbiamo lasciato la città in quel che avevamo addosso, abbiamo lasciato tutto.

Tuti in città erano partiti, non c’era nessuno. Non c’era luce, non c’era acqua, era parallizato il trasporto, eravamo sotto assedio, non venivano portati viveri, non aprivano i negozi. In quel momento mi trovavo nella federazione russa. Poi hanno concluso la tregua e abbiamo creduto che non ci sarà piu guerra e siamo tornati a casa. E’ iniziata la scuola, Katia aveva le esibizioni di moda, andava sui podi facendo modellismo, ha iniziato ad andare a corsi di teatro. Andava tutto bene, abbiamo saputo che avremmo avuto Milana, Zahar ha iniziato l’asilo. E dopo due mesi è iniziato l’inferno. Inferno fino al punto da essere indescrivibile a parole.

Il 21 maggio Katia ha compiuto 11 anni, 5 giorni prima della sua morte. Il 22 ha avuto un ultima esibizione di moda alla giornata della difea dei bambini. E giusto 4 giorni dopo l’hanno uccisa. Poi tutto tranquillo per 4 giorni, credevamo alla tregua. Eravamo convinti che non ci sarebbe stata la guerra. Avevamo una piccola mucca, tanti pulcini e verso le 9 di sera li avevamo portati in cortile. All’improvviso sentiamo un forte fischio caratteristico: era vicino. Abbiamo portato i bambini in casa dicendo di nascondersi in corridoio perchè non ci sono finestre e i rischi da ferite da scheggia sono limitati. Zahar ha iniziato a corrermi dietro nell’orto perchè andavo a prendere i pulcini, poi ho detto a mio marito di rimanere in casa e che avrei fatto da sola. Ero a 7 metri da casa e ho sentito il colpo: mi spaventai e iniziai a correre e mentre correvo sentivo che mi fischiava nella nuca. Sono riuscita a entrare, chiudere la porta e mio marito era in sala sul divano guardava la televisione. Guardava la trasmissione dove un nostro politico litiga con un politico russo dicendo che non bombardano la popolazione civile. Proprio in quel momento è successo. Mi ha guardata, corre verso di me salta e apre sotto di me la porta, è l’ultima cosa che ricordo. Io che cerco di correre dentro e lui mi tiene nell’uscio, era morto. In quel momento in corridoio era caduto un proiettile. Mi ero ripresa da un forte odore di gas che mi arrivava in faccia, ero da sola, col fischio nelle orecchie, contusa, avevo i timpani rotti, mi hanno fatto riprendere le urla di Zahar, sepolto da qualche parte sottoterra. Ho iniziato a chiamare mio marito: Yura aiutami, non riesco ad alzarmi, ho il petto schiacciato. Ho sentito il pianto di Milana dalla camera lontana ed il silenzio.

Poi a un certo punto ho sentito un sollievo: era il mio vicino. Mio compagno di banco viveva nella casa vicino. Aveva lasciato i suoi due figli piccoli per venire a salvarmi. Ha alzato la porta che mi aveva tranciato il braccio, era pesante grande in ghisa e sono riuscita a correre in casa. In quel momento è caduto il secondo proiettile sulla casa e la casa è crollata completamente. Sono riuscita solo a correre per il corridoio, acchiappare Zahar ed il secondo ha colpito. In qualche modo a tastoni abbiamo trovato Milana, ancora non capivo di avere il braccio strappato.

Poi sedevo coi bambini in camera da letto mentre scavavano per Katia e Yura e quando ho sentito l’urlo del soccorritore “Bambino!” sapevo che sarebbe stata incosciente e poi silenzio. E’ entrato tutto bianco, gli chiedo se era viva e mi risponde che avrebbe spiegato dopo. Poi è arrivata l’ambulanza, ho sentito le urla dei vicini “Yura, Yura, è Yura?”.
Quando mi han fatto uscire ho visto qua a sinistra c’era metà della mia Katia, strappata nella vita. Accanto c’era Yura senza gambe ne braccia, sotto gli occhi non aveva del tutto il volto. Strappati in frammenti. Li hanno sepolti a bara chiusa.

La nostra casa è stata colpita da 2 proiettili calibro 152 millimetri. Sono volati da 12.5 Kilometri da noi. Per un ora sopra di noi volava un drone ed io avevo paura che ci accusassero di nascondere qualcosa nel fieno per la mucca ed un ora dopo la sera hanno colpito.

Zahar quando è stato tirato fuori non ha aperto gli occhi per una settimana: aveva gli occhi bruciati ed il volto strappato da schegge. Tutti eravamo contusi perchè è esploso a due metri da noi e per la prima settimana non sentivo nulla, coi timpani rotti avevo sempre mal di testa. Zahar i primi giorni non chiudeva la bocca e gli cadeva la lingua. Aveva un forte stress fisico, i primi mesi piangeva solo. Aveva paura di ogni suono, se sentiva cadere le chiavi cadeva in isteria, ha iniziato a farsi la pipi addosso, non dormiva mai, aveva paura di uscire all’aperto, del buio, delle porte chiuse. E tutta la notte mi teneva per mano e chiedeva “nascondimi le manine, nascondimi i piedini”.

Se arrivasse… Quanto ho detto a Poroshenko, quanto ho indirizzato all’esercito. Ho visto l’intervista a mia suocera che urla davanti alla casa quando avevano appena preso Yura. “Siate maledetti, quali terroristi, noi viviamo qua ci siamo cresciuti, perchè avete ucciso mia nipote?” Ed in tutte le reti ukraine hanno tagliato le parole e detto che urla verso i combattenti russi. Questo va oltre il cinismo. Quando mi han detto che Poroshenko stava con la candela a dire preghiere per mia figlia quando è stato lui a dare quell’ordine. Subito dopo una settimana dopo sono stati resi pubblici i cognomi e le foto dei comandanti che hanno dato l’ordine di bombardarmi la casa.

E’orribile: han preso e ci hanno stravolto la vita. Mi è orribile immaginare che vivendo nel ventunesimo secolo avremmo vissuto questo. Questi piccoli bambini sanno da quali armi sparano, sanno riconoscerne le schegge, sanno da dove partono, dove atterrano. Alle feste non chiedono ne biciclette ne bambole, chiedono la pace.

Anna Tuv

Testimonianze dal Donbass: Anna Tuv racconta ultima modifica: 2017-02-18T23:45:14+00:00 da Andrey