«ll dramma della divina Liturgia è grandioso: si svolge in pubblico, dinanzi agli occhi di tutti, e tuttavia segretamente.
Il fedele che vi assiste e che ne segue lo svolgimento con riverente zelo, rileva subito come il suo spirito ne sia attratto e la sua anima ne resti elevata, come i precetti divini divengano di facile adempimento e come il giogo di Cristo sia soave e il suo peso leggero. (…)
Tutti coloro che hanno assistito con raccoglimento alla divina Liturgia se ne tornano più umili, migliori e più caritatevoli nei rapporti con gli altri uomini, più sereni in ogni loro contegno. Per questo motivo, chiunque vuol fare dei progressi e divenire migliore, deve assistere con più frequenza alla divina Liturgia, seguendola attentamente: essa educa e forma impercettibilmente il cristiano. (…)
L’influsso della Liturgia può essere enorme e incommensurabile, specie se chi assiste si propone di mettere in pratica ciò che vi apprende. Essa è per tutti maestra di verità divine ed opera egualmente in tutti gli uomini, a qualsiasi levatura intellettuale o a qualsiasi condizione sociale essi appartengano. (…) A tutti rivela gli stessi insegnamenti, nel medesimo linguaggio: a tutti insegna l’amore, legame imprescindibile di ogni società, risorsa nascosta che fa muovere armoniosamente la vita dell’universo.
Ma se la Liturgia agisce così vigorosamente sui fedeli che vi assistono, tanto più essa ha un peso determinante sul sacerdote che la celebra: la pietà, il santo timore, la fede e l’amore, che hanno accompagnato il sacerdote nella celebrazione della Liturgia, rimangono per lui indelebili per tutto il giorno, ed egli resta puro come i vasi del tempio. Così quando egli compie il suo ministero pastorale tra i suoi parenti più intimi, tra i suoi amici o tra i suoi parrocchiani, che formano tutti la sua famiglia, è il Salvatore che si presenta sotto le sue sembianze, è lo stesso Cristo che opera per lui, nelle sue parole e nelle sue azioni. Sia egli impegnato a riconciliare dei nemici, sia che implori dal più forte misericordia per il debole, sia che raddolcisca colui che è amareggiato, sia che consoli chi è afflitto o che incoraggi chi è oppresso, sempre le sue parole acquistano la virtù dell’olio che guarisce, dovunque esse sono apportatrici di pace e d’amore.»
Nikolaj Vasil’evič Gogol’ (1809 – 1852) – scrittore e drammaturgo – Meditazioni sulla Divina Liturgia.

ll dramma della divina Liturgia ultima modifica: 2017-02-26T14:16:47+00:00 da Alberto Nicelli (Modesto)