Monaci Page 1 of 3

La carità e il digiuno sono le ali della preghiera. La nostra preghiera non è mai così veloce a volare fino a Dio, come quando è aiutata con il digiuno e la carità.
P. Cleopa Ilie (1912 – 1998)

Immaginate che il mondo sia un cerchio, che al centro sia Dio, e che i raggi siano le differenti maniere di vivere degli uomini. Quando coloro che, desiderando avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, essi si avvicinano anche gli uni agli altri oltre che verso Dio. Più si avvicinano a Dio, più si avvicinano gli uni agli altri. E più si avvicinano gli uni agli altri, più si avvicinano a Dio.

Doroteo di Gaza – Insegnamenti spirituali – Ed. Città Nuova.

La preghiera è riposo per l’anima, mentre il digiuno è acqua che spegne la fiamma delle passioni.

Esiste anche un peccatore falso, che dipinge se stesso come un grande peccatore e racconta in giro i suoi innumerevoli peccati, ma dentro di sé non li percepisce come reali ed essi non provocano in lui nessun tormento, né rimorso di coscienza. Per una persona simile non c’è pentimento, neanche se compisse migliaia di opere e recitasse migliaia di preghiere ogni giorno: Cristo infatti è un medico accorto che sa discernere il vero paziente da uno che pretende di esserlo.

Matta El Meskin (1919-2006), igumeno del monastero di S. Macario il Grande.

Il piu grande nemico nella vita famigliare è l’egoismo. Il grande segreto della vita famigliare è nell’imparare a perdonare. Meglio non cambiare la moglie ma cambiare se stessi. Non siate maestri alla vostra moglie. Il miglior metodo per insegnarle qualcosa è amarla.

Gabriel Kareysky

 “Se non arriveremo a vedere Dio in questa vita non lo vedremo nemmeno nell’altra! E dove dobbiamo vederlo? Nel volto del nostro prossimo, nel volto, cioè, del fratello che vive accanto a noi.”

(San Paisios del Monte Athos)

Sappi, ovunque tu vada vi porterai il tuo caos interiore e ivi incontrerai uomini, non angeli mentre il Regno dei Cieli non fuori ma dentro di noi è.

Giovanni Alekseev

Entrate nel matrimonio per avvicinarvi a Dio, non per stare vicini l’un l’altro e dimenticare Dio!
Joachim Parr

“La giustizia divina è fare quello che allevia il prossimo. Cioè preferire di sacrificare la nostra volontà, il nostro riposo, i nostri diritti, per alleviare e aiutare il prossimo. La giustizia spirituale è quando l‟uomo sente il peso che l’altro porta come se fosse suo. Quanto più una persona è avanzata spiritualmente, tanto meno diritti dà a se stessa. Diciamo che saliamo con qualcuno per una salita con un sacco sulle spalle. L’uomo spirituale prende il sacco dell‟altro per farlo riposare, ma per sensibilità gli dice che questo lo aiuta. Quello che dobbiamo fare é cercare di metterci al posto dell’altro per poterlo capire. Allora ci avviciniamo a Cristo”.

Paisios del Monte Athos (mn. aghiorita e professore del deserto – 1924/1994)

Io ritengo che un legame d’amicizia indissolubile può formarsi soltanto là dove regna un’uguaglianza di virtù.

Fra le diverse specie di amicizia se ne trova una sola che sia indissolubile: quella che non si fonda sul favore derivante da una raccomandazione, o sulla grandezza dei servigi e dei favori ricevuti, né sui contratti, o in una necessità della natura, ma nella somiglianza della virtù. Questa, io dico, è l’amicizia che gli avvenimenti non sciolgono, che le lontananze nel tempo e nello spazio non possono rompere, che neppure la morte riesce ad infrangere. Questo è il vero e indissolubile affetto che cresce col crescere simultaneo delle virtù che ornano i due amici; il nodo di questa amicizia, stretto che sia, non si rompe, né per la diversità dei desideri, né per la lotta delle volontà contrarie… « Il Signore fa abitare nella stessa casa coloro che hanno lo stesso spirito » (Sal 67,7). L’amore dunque può durare ininterrotto soltanto tra coloro che hanno gli stessi propositi, la stessa volontà: fra coloro che vogliono e non vogliono le stesse cose. Se volete anche voi mantenere inviolata la vostra amicizia, sforzatevi di allontanare i vizi, di mortificare la vostra volontà; poi, quando avrete lo stesso ideale, lo stesso proposito, avvererete l’oracolo che riempiva di gioia l’anima del profeta: « Oh! come è bello e giocondo che due fratelli abitino insieme! » (Sal 132,1). E queste parole del salmo — com’è evidente — sono da intendersi in senso spirituale, non locale. Non vale nulla infatti abitare sotto lo stesso tetto, se si è separati dal sistema di vita e dai propositi; mentre per coloro che sono ugualmente fondati nella virtù, la distanza nello spazio non costituisce separazione. Davanti a Dio è l’unità della condotta, non l’unità di luogo, che fa abitare i fratelli nella stessa casa: la pace non può resistere inalterata là dove le volontà sono divergenti.

S. Giuseppe (igumeno ortodosso-egiziano – IV° sec.)